Bertolt
Brecht
Dall' Opera Teatrale "Vita di Galileo"
Galileo:
Una della
principali cause della miseria delle scienze stà,
molto spesso, nella loro presunzione di essere
ricche.
Scopo della
scienza non è tanto quello di aprire una porta
all’ infinito sapere, quanto quello di porre una
barriera all’infinita ignoranza.
Fulgenzio:
Capisco la
vostra amarezza. Alludere a certi poteri
straordinari di cui dispone la Chiesa.
Galileo:
Chiamateli
pure strumenti di tortura.
Fulgenzio:
Ma non si
tratta solo di questo. Permettete che vi parli
di me? Sono cresciuto in campagna, figlio di
genitori contadini: gente semplice, che sa tutto
della coltivazione dell’ulivo, ma del resto ben
poco istruita. Quando osservo le fasi di venere,
ho sempre loro dinanzi agli occhi. Li vedo
seduti, insieme a mia sorella, sulla pietra del
focolare, mentre consumano il loro magro pasto.
Sopra le loro teste stanno le travi del
soffitto, annerite dal fumo dei secoli, e le
loro mani spossate dal lavoro reggono
coltelluccio. Certo, non vivono bene; ma nella
loro miseria esiste un ordine riposto, una seri
di scadenze: il pavimento della casa da lavare,
le stagioni che variano nell’uliveto, le decime
da pagare…… Le sventure piovono loro addossocon
regolarità, quasi seguendo un ciclo.
La schiena
di mio padre non s’è incurvata tutta in una
volta, ma un poco più ogni primavera, lavorando
nell’uliveto: allo stesso modo che i parti,
succedendosi a intervalli sempre uguali, sempre
più facevano di mia madre una creatura senza
sesso.
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