Ugo
Foscolo
Tratto da “Ultime lettere a Jacopo Ortis”
Tutte le
nazioni hanno le loro età. Oggi sono tiranne per
maturare la propria schiavitù di domani: e quei
che pagavano dianzi vilmente il tributo, lo
imporranno un giorno col ferro e col fuoco.
La terra è
una foresta di belve. La fame, i diluvi, e la
pestesono ne’ provedimenti della natura come la
sterilità di un campo che prepara l’abbondanza
per l’anno vegnente: e chi sa? fors’anche le
sciagure apparecchiano la prosperità di un
altro.
Frattanto
noi chiamiamo pomposamente virtù tutte quelle
azioni che giovano alla sicurezza di chi
comanda, e alla paura di chi serve. I governi
impongono giustizia; ma potrebbero eglino
imporla se per regnare non l’avessero prima
violata? Chi ha derubato per ambizione le intere
province, manda solennemente alle forche chi per
fame invola del pane. Onde quando la forza ha
rotti tutti gli altrui diritti, per serbarli
poscia a sé stessa inganna i mortali con le
apparenze del giusto finchè un’altra forza non
la distrugga. Eccoti il mondo, e gli uomini.
Sorgono frattanto d’ora in ora alcuni più arditi
mortali; prima derisi come frenetici, e sovente
come malfattori decapitati: che se poi vengono
patrocinati dalla fortuna ch’essi credono lor
propria, ma che in somma non è che il moto
prepotente delle cose, allora sono obbediti e
temuti, e dopo morte deificati. Questa è la raza
degli eroi, de’ capi-sette, e de’ fondatori
delle nazioni i quali dal loro orgoglio e dalla
stupidità de’ volghi si stimano saliti
tant’altro per proprio valore; e sono cieche
ruote dell’oriuolo. Quando una rivoluzione del
globo è matura, necessariamente vi sono gli
uomini che la incominciano, e che fanno de’ loro
teschj sgabello al trono di chi la compie. E
perché l’umana schiatta non trova né felicità né
giustizia sopra la terra, crea gli Dei
protettori della debolezza e cerca premj futuri
del pianto presente
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